L'ultima comunione di Atala

"L'ultima comunione di Atala" fu presentata da Pier-Jérome Lordon (1780-1838) al Salon di Parigi del 1808. Alla stessa mostra era esposto un altro quadro di soggetto affine, realizzato da Anne-Louis Girodet, raffigurante "La sepoltura di Atala", oggi conservato al Musée di Louvre, a testimoniare la fortuna riscossa presso gli artisti dai temi derivati dal romanzo "Atala" pubblicato per la prima volta da François-René de Chateubriand nel 1801.

Entrambi i dipinti si concentrano sul momento più drammatico della vicenda narrata da Chateaubriand e incentrata sul tragico amore tra due indiani della Louisiana, Atala e Chactas. La vicenda è narrata in flashback da un anziano Chactas che racconta al giovane francese René la sua triste storia.
Chactas è un indiano cresciuto e istruito tra gli spagnoli. Dopo anni di istruzione e di una vita fra i coloni, sente il richiamo profondo della natura e parte alla ricerca di una vita a lui più adatta. Viene imprigionato da una tribù nemica e incontra la bellissima Atala, indiana di religione cristiana. La passione fra i due è dirompente e scelgono di fuggire insieme nella foresta. Atala però non si concede a Chactas per ragioni misteriose. Questa ragione viene svelata di fronte a Padre Aubry, un missionario che i due amanti incontrano nella foresta. La madre di Atala fece un voto alla Vergine, ovvero che se sua figlia fosse nata sana nonostante la difficile gravidanza, quest'ultima sarebbe rimasta casta. Così, pur di non venir meno al voto fatto, Atala si avvelena e muore per non cedere alla tentazione dell'amore per Chactas.

La scena raffigurata da Lordon è quella in cui Atala, pochi istanti prima di spirare, riceve la comunione dal padre eremita Aubry, mentre Chactas, distrutto dal dolore, ne sorregge amorevolmente il corpo.

L'ambientazione esotica e notturna della scena, illuminata dalla luna piena che domina il fondo del quadro, il forte contenuto emotivo, la tematica del contrasto tra amore e religione appaiono del tutto innovativi rispetto ai soggetti di storia antica tipici della cultura neoclassica e introducono un'inedita e precoce declinazione di gusto romantico nella collezione di Giovanni Battista Sommariva, anticipando l'acquisto dell'Ultimo bacio di Romeo e Giulietta di Francesco Hayez (1823), anch'esso ancora conservato nel museo di Villa Carlotta.

“Il prete scoperchiò il calice; prese tra le dita un’ostia bianca come la neve e si avvicinò a Atala, pronunciando parole misteriose. La santa aveva gli occhi levati al cielo, in estasi. Tutti i suoi dolori parvero sospesi, tutta la vita le si raccolse sulla bocca; le labbra si schiusero e cercarono rispettosamente quel Dio nascosto sotto il pane mistico.
Quindi, quel vecchio divino intinge un po’di cotone nell’olio consacrato; ne sfrega le tempie di Atala, guarda per un istante la giovane moribonda, e all’improvviso gli sfuggono queste forti parole: “Parti, anima cristiana: va’ a ricongiungerti al tuo Creatore!”. Rialzando allora il mio capo chino, guardando il vaso dove c’era l’olio santo, esclamai: “Padre mio, questo rimedio renderà la vita a Atala?”. “Sì figlio”, disse il vecchio cadendomi tra le braccia, “una vita eterna!”. Atala era spirata.”


François-René de Chateaubriand, Atala 1801

Scheda dell'opera

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