L'Eneide di Wicar

Una scena tragica

È il 23 a.C. e la scena si svolge a Roma, alla corte di Augusto: Ottavia, sorella dell’Imperatore, sviene all’ascolto dei versi che evocano la morte del figlio Marcello; la sorregge il fratello Augusto che con un gesto imperioso impone il silenzio al poeta, in piedi all’estrema sinistra della composizione. A destra Mecenate, nelle cui fattezze è riconoscibile il committente Sommariva, si protende verso la donna e al suo fianco, in posizione marziale, sta il generale Agrippa, nelle cui vesti è ritratto Napoleone.

La tela è fortemente teatrale e l’autore gestisce la composizione in gruppi di figure, legati fra loro da una gestualità volutamente accentuata.

L’opera è stata esposta nel 1821 a Brera e solo al termine dell’esposizione trova la sua definitiva collocazione nella dimora tremezzina di Sommariva. La tela però non era collocata inizialmente nella sala in cui si trova ora ma nella sala di Palamede, accanto al capolavoro di Canova.

1. “Chi, o padre, è quello che si accompagna così all’eroe
2. che avanza? È forse suo figlio o uno proveniente dalla grande
3. stirpe dei nipoti? Quale frastuono di compagni intorno a lui.
4. Che nobiltà in lui! Ma la notte cupa vola intorno alla sua testa
5. con una triste ombra”. Allora il padre Anchise incominciò a parlare
6. mentre gli sgorgavano le lacrime: “O figlio, non mi chiedere
7. un grande dolore dei tuoi; il destino lo mostrerà un attimo
8. al mondo e non permetterà che viva di più. La discendenza
9. romana vi sarebbe sembrata troppo potente, o dei celesti, se
10. ci fossero stati questi doni. Il Campo di Marte quanti gemiti
11. di uomini provocherà nella grande città! O quali funerali vedrai,
12. o Tevere, quando scorrerai oltre al recente tumulo!
13. E nessun fanciullo proveniente dal popolo di Ilio solleverà
14. a tanto gli avi latini con la speranza, e mai la terra
15. di Romolo si vanterà così tanto per un figlio.
16. O pietà, o antica fede e destra imbattuta in guerra! Nessuno
17. avrebbe mai sopportato di andare impunemente incontro a lui
18. armato, sia che avanzasse come fante contro il nemico
19. sia che spronasse con gli speroni i fianchi di uno spumante
20. cavallo. Oh, fanciullo degno di pietà, se in qualche modo
21. spezzassi il duro destino, tu sarai Marcello. A piene mani
22. lasciate che io sparga gigli, fiori purpurei, e ricolmi
23. l’anima del nipote almeno con questi doni, e io assolva
24. la vana offerta”. Così vagano sparsamente per tutta la regione
25. nei vasti campi aerei e passano in rassegna tutte le cose.

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