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Il Museo
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MAPPA DEL MUSEO
Primo Piano
Fu grazie al secondo proprietario Giambattista Sommariva, che la villa toccò il suo massimo splendore nell'Ottocento, arricchendosi di opere d'arte e divenendo un vero e proprio museo. Collezionista d'arte, Sommariva acquisì la proprietà di Tremezzo agli inizi dell'Ottocento e la valorizzò con i capolavori del Canova e del suo celebre atelier (Palamede, Amore e Psiche, Tersicore, La Maddalena Penitente), di Thorvaldsen con il suo monumentale fregio L'ingresso di Alessandro Magno a Babilonia e di Hayez con l'Ultimo addio di Romeo e Giulietta, icona della pittura romantica italiana, questi sono solo alcuni dei capolavori che per più di due secoli hanno fatto di Villa Carlotta una meta obbligata per tutti gli intellettuali e che ancora oggi attraggono tanti visitatori.

Alcune Opere

Palamede, Antonio Canova
La scultura ritrae Palamede, figlio di Nauplio, re dell'Eubea, mitico inventore del gioco degli scacchi, dei dadi e di alcune lettere dell'alfabeto greco, nonché scopritore di uno dei più celebri inganni di Ulisse. Il re di Itaca, infatti, quando vide giungere nella sua isola Agamennone, Menelao e lo stesso Palamede, che volevano indurlo a partire per Troia, si finse pazzo, facendosi trovare ad arare con il vomere trainato da un bue e un asino e seminando manciate di sale. Ma Palamede intuì l'inganno, strappò dalle braccia di Penelope il piccolo Telemaco e lo gettò di fronte all'aratro, costringendo Ulisse a fermare gli animali per non uccidere l'unico figlio, dimostrando così di non essere pazzo e di essere quindi in grado di partire per la guerra. Egli tuttavia non dimenticò mai che fu l'intuizione di quel giovane a costringerlo alla partenza e appena ne ebbe l'occasione, ordì un inganno che porto all'ingiusta condanna a morte di Palamede. Il ritratto di questo eroe, caduto in disgrazia a causa delle calunnie di Ulisse, doveva offrire un soggetto particolarmente accattivante per il Sommariva che, destituito dal potere politico che aveva detenuto fino agli inizi dell'Ottocento, volle così farsi credere vittima degli intrighi dei propri nemici. Esposta nello studio romano di Canova nel 1805, la statua cadde a terra, dopo un'inondazione del Tevere, per il cedimento del bilico su cui poggiava, rischiando di travolgere l'artista. Lesionata in diversi punti venne restaurata dallo stesso Canova tra il 1806 e il 1808. Il trasferimento nella villa di Tremezzo avvenne nel 1819; qui venne collocata nella stessa stanza in cui ancora oggi trova posto, con quinte di specchi per esaltarne l'assoluta perfezione formale.

Musa Tersicore, Antonio Canova
Nella Sala dei Gessi tra le porte finestre, trova posto la Musa Terpsychore di Antonio Canova (1757-1822). È un prezioso modello originale in gesso, straordinario per la sensibilità plastica della posa e la resa del panneggio; questa scultura inoltre reca ancora intatte le repère (chiodini metallici usati come veri e propri punti di riferimento) che permettevano agli aiutanti di bottega, con appositi strumenti, di trasferire le misure della scultura sul blocco di marmo prescelto e di sbozzarlo.

Amore e Psiche giacenti, Adamo Tadolini
Il gruppo Amore e Psiche giacenti fu eseguito tra il 1818 e il 1820 da Adamo Tadolini; si tratta della replica della scultura commissionata ad Antonio Canova dal principe russo Yussupoff (oggi conservata al museo Ermitage di San Pietroburgo), derivata dal modello originale che lo stesso Canova aveva donato all'allievo prediletto Tadolini con l'autorizzazione di trarne quante copie ne volesse. Ottenuta, ad eccezione delle ali, da un unico blocco di marmo di Carrara di eccezionale bellezza, la scultura giunse a Tremezzo nel 1834, dove per la grande qualità fu a lungo scambiata per un'opera autografa di Canova e divenne tra le più celebri icone di sensualità e passione.

Maddalena Penitente, dalla scuola di Antonio Canova

In una piccola stanza è conservata una copia coeva della Maddalena Penitente di Antonio Canova, anch'essa di proprietà di Sommariva che la acquisì nel 1808 e la collocò nel palazzo di Parigi. L'allestimento evoca quello ideato dal Sommariva che desiderava che questa scultura fosse esposta in penombra, in un piccolo cabinet dalle pareti rivestite di seta grigia e illuminata da una lampada d'alabastro in modo da farne risaltare la delicata sensualità.

L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo, Francesco Hayez
Tra i più importanti dipinti della raccolta di Francesco Hayez (1791-1882) spicca L’ultimo addio di Romeo e Giulietta, olio su tela del 1823, manifesto dell'allora nascente pittura romantica in Italia. Il dipinto, ispirato ad uno dei grandi miti letterari, la celebre tragedia shakesperiana dei due giovani e sfortunati amanti veronesi, venne eseguito su commissione di Giovan Battista Sommariva nel 1823. La scena è ambientata nella casa di Giulietta, ancora avvolta nel buio della notte, con la giovane, di spalle, che si protende per un ultimo bacio verso Romeo, ormai sul balcone inondato dalla rosea luce dell'alba. Sorregge la composizione un interessante impianto compositivo e una vigorosa resa cromatica, ispirata alla grande tradizione veneta.

L'Ingresso di Alessandro Magno in Babilonia, Bertel Thorvaldsen
Una importante volta carenata dipinta a cassettoni, stelle e rosoni neoclassici in finto stucco sovrasta il Salone dei Marmi dove è conservata una delle opere più significativa della collezione. Lungo tutto il perimetro della sala, appena sotto la cornice di gesso della volta, è possibile ammirare l'imponente altorilievo con L'Ingresso di Alessandro Magno in Babilonia, capolavoro dello scultore danese Bertel Thorvaldsen (1768-1844). L'opera era stata realizzata in una prima versione in stucco per il palazzo del Quirinale, in occasione della visita romana di Napoleone. Terminata nel giugno del 1812, riscosse un tale successo che lo stesso Bonaparte ne ordinò una versione in marmo per il Pantheon di Parigi. Le mutate condizioni politiche bloccarono però la costosissima commissione, che venne rilevata da Gian Battista Sommariva nel 1818. Il monumentale bassorilievo è composto da 33 lastre di marmo inviate a Tremezzo tra il 1818 e il 1828 e rappresenta il trionfale ingresso del condottiero macedone e del suo esercito accolto dalla popolazione di Babilonia. Prendendo come riferimento la porta centrale verso il giardino si può riconoscere immediatamente sopra lo stipite la quadriga di Alessandro guidata da una vittoria alata. Al seguito due scudieri che reggono le armi, poi l'impetuoso cavallo Bucefalo e via via l'esercito fino ad un elefante che reca i trofei di guerra seguito da un re fatto schiavo. Il penultimo personaggio all'estremità di questo lato del fregio è lo scultore stesso, qui autoritrattosi a fianco di Sommariva, mentre gli indica soddisfatto l'opera appena compiuta. Ritornando indietro con lo sguardo, si coglie di fronte al carro di Alessandro la Pace, recante un ramo d'ulivo, seguita da Mazzeo, satrapo di Babilonia e dai figli, e quindi dalla variegata popolazione di Babilonia, danzatrici e sacerdoti, indovini e pescatori, pastori e musici.

Virgilio legge il sesto canto dell'Eneide, Jean-Baptiste Wicar
La grande tela del pittore francese Jean-Baptiste Wicar (1762-1834), Virgilio legge il sesto canto dell'Eneide racconta una scena che si svolge a Roma alla corte di Augusto il 23 a. C.: Ottavia, sorella dell'imperatore, sviene all'ascolto dei versi che evocano la morte del figlio Marcello; la sorregge il fratello Augusto che con un gesto imperioso impone il silenzio a Virgilio, in piedi all'estrema sinistra della composizione. A destra, Mecenate, nelle cui fattezze è ritratto il committente Sommariva, si protende verso la donna; al suo fianco, in posizione marziale, sta il generale Agrippa, nelle cui vesti è ritratto Napoleone. Il quadro fu commissionato nel 1818 per l'interessamento di Canova e prima di giungere a Tremezzo venne esposto con grande successo alla mostra di Belle Arti di Brera del 1821.

L'apoteosi di Napoleone, Andrea Appiani

Napoleone Bonaparte è il soggetto degli affreschi staccati e collocati su soffitto e pareti della sala di Amore e Psiche; opera di Andrea Appiani (1754-1817) sono quanto resta, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, del ciclo che decorava dal 1808 la sala del trono del Palazzo Reale di Milano. Sul grande medaglione ottagonale è rappresentata l'Apoteosi di Napoleone, dove l'imperatore è ritratto su di un imponente trono, sostenuto da quattro vittorie alate e circondato dai segni zodiacali e dalle Ore; nelle quattro lunette, le Virtù Cardinali:, la Prudenza, con sfinge, specchio e clessidra, la Giustizia con scettro e libro delle leggi, la Fortezza con leone, scudo e clava e infine la Temperanza, accompagnata da un Genio che annacqua il vino. In questa sala è anche esposto un pregiato cassettone neoclassico, proveniente ancora dal Palazzo Reale di Milano. Il mobile a due cassetti, in legno intagliato, laccato e dorato venne eseguito intorno al 1776 da Giuseppe Maria Bonzanigo (1744-1870), su disegno di Piacenza e Rondoni.

Cammei
Si tratta di una rarissima collezione di cammei in gesso, oltre 470 calchi, eseguita intorno al 1830 dall'incisore romano Giovanni Liberotti. Un insieme straordinario per qualità e significati: oltre al numero, l'eccezionale stato di conservazione dei calchi ancora entro le loro custodie di legno originali e la qualità d'esecuzione, questa raccolta costituisce un documento di primaria importanza per la storia della villa. La collezione, infatti, riproduce in miniatura i capolavori dei musei all'epoca più noti, partendo dai Musei Vaticani e Capitolini di Roma per giungere alle Gallerie di Firenze, Napoli e Parigi, comprendendo anche Villa Sommariva, oggi villa Carlotta, che evidentemente all'epoca costituiva uno dei luoghi di maggior richiamo artistico e culturale di tutta Italia.

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